28 ottobre 2017

De Cada Dia

Dalle 18:00 / Biblioteca Laudense di Lodi, Sala Granata

DE CADA DIA si presenta come un modo differente di fare fotografia, che si rifà a tecniche di fotografia terapeutica e partecipativa condotte e relazionate da Dario Antonini. Si tratta di un esempio di fotografia che aspira a diventare un metodo utile per riuscire a informare garantendo la dignità e il rispetto delle persone e delle culture. Questi argomenti sono il cuore del documento “Codice di Condotta su Immagini e Messaggi” costruito dal coordinamento di
ONG irlandese DOCHAS e proposto in Italia dal Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento in collaborazione con CONCORD Italia.

La deportazione, la rotta migratoria e la vita in clandestinità negli U.S.A., non necessariamente in quest’ordine. In cerca di una chiusura, di una fine, laddove la chiusura e la fine non ci sono, ma solo un fiume umano a cui non si può impedire di scorrere e una infinità di vie di fuga.
Le rotte migratorie sono i segni e le scritture di un passaggio nei luoghi e nelle geografie umane, il riconoscimento dell’esistenza degli indocumentados, non tra i numeri, le statistiche o i carteggi, ma tra le loro storie, le loro fotografie e i loro immaginari.

DE CADA DIA non è una interpretazione, ma una costruzione.
In questo reportage fotografico tra Guatemala e Messico, ci siamo ritrovati a comporre gli elementi e i frammenti che sono emersi dalle osservazioni, dalle storie, dai racconti, dagli incontri condivisi, dalla co-esistenza. Questi elementi non pretendono la verità, anzi, si propongono come una finzione, o meglio, rinviano all’incompletezza, poiché la ricostruzione e l’interpretazione non possono essere esaustive in modo assoluto.
Questo progetto sulla migrazione si legge come un romanzo e la sua analisi è un atto poietico, un fatto artistico e creativo dietro al quale sta uno sconvolgimento del concetto abituale di temporaneità. Tutto accade in un giorno, che è ogni giorno, in un luogo che attraversa l’area geografica ridisegnata dalle rotte migratorie, dal Guatemala agli USA.
Non è la prossimità temporale che stabilisce la contemporaneità di più eventi, ma è l’atto interpretativo che li accosta, facendo emergere il proprio senso nello spazio della loro tensione.

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